CATASTO GREGORIANO





Conservazione delle risorse ambientali e difesa del patrimonio idrico del territorio, ma non solo.
Da tempo ormai il Consorzio della Bonificazione Umbra ha intrapreso la strada della divulgazione e della valorizzazione delle sue molteplici attività attraverso la condivisione dei dati elaborati dalla propria struttura tecnica e basta dare un'occhiata al sito internet istituzionale www.bonificaumbra.it per rendersene conto. E' in questo contesto che rientra la decisione assunta dal Consorzio di procedere alla scansione di ben 1.200 tavole planimetriche a colori del Catasto Gregoriano. Un'operazione importante non solo per l'investimento economico che presuppone, ma soprattutto perché rappresenta l'opportunità di assicurare un futuro a questa interessantissima documentazione tecnica che per oltre un secolo ha "rappresentato" sulle mappe il territorio di riferimento, diventando una base imprescindibile per ogni valutazione urbanistica e manutentiva, sin quando il Nuovo Catasto Terreni ne ha sostituito l'utilizzo. Il lavoro di indicizzazione e riordino cartografico, che ha richiesto un impegno non indifferente per la sua sistematizzazione, è stato curato dalla dottoressa Candia Marcucci e dall'ingegner Carlo Marconi.



Il Catasto Gregoriano (detto anche più semplicemente "vecchio catasto" per differenziarlo dal Nuovo varato dalla legge istitutiva del 1939) costituisce il primo catasto particellare dell'antico Stato Pontificio, promosso da Pio VII nel 1816 e attivato da Gregorio XVI nel 1835. La copia conservata presso l'Archivio di Stato di Roma è, in genere, più completa, originale e meno deteriorata di quelle conservate in sede locale, spesso rimaneggiate negli anni ma anche per questo cartografia indispensabile per offrire l'immagine più completa dell'assetto territoriale e urbano delle ex province pontificie. Sulle mappe in scala 1:2000 (ma vi sono anche dettagli a scala maggiore) ogni particella catastale è raffigurata con il suo perimetro ed identificata da un numero assegnatole all'interno di una progressione numerica unica per ciascuna mappa, e poi descritta nel registro catastale o "brogliardo", in cui era indicato anche il nominativo di chi la possedeva. Una curiosità: i luoghi sacri, le fortezze, i luoghi pubblici o "di sovrana pertinenza" sono indicati con lettere alfabetiche che seguono, nei registri, la descrizione delle particelle numeriche. Ma non è tutto: perché spessissimo sulle mappe sono indicate direttamente informazioni sui tipi di coltura praticati o sulla presenza di alberi, addirittura boschi, oppure vigneti.



Questa trasmigrazione delle mappe in "files" in formato immagine, oltre ad una modernizzazione del lavoro (per il controllo delle mutazioni registrate dal territorio) rende possibile la consultazione delle mappe digitalizzate per motivi di studio e ricerca.
Per motivi di gestibilità infatti, vista la loro alta definizione e di conseguenza grandezza in termini di peso del file, le mappe sono rese disponibili presso la sede del Consorzio di Spoleto. Qua nel sito però è stato attivato da poco tempo un servizio che, tramite una registrazione da richiedere presso il Consorzio, permette la consultazione parziale delle mappe dell'intero archivio.

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